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L’impatto del Digitale forzato su studenti, docenti e genitori. Intervista a Lorenzo Di Domenicantonio docente scuole secondarie di secondo grado | Scuola a Distanza | Storie Digitali

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La rubrica Storie Digitali speciale Scuola a Distanza ha riscosso in pochi giorni molto interessamento da parte di genitori e docenti. La psicologa ed esperta di digital wellbeing, Monica Bormetti, ci ha aperto la strada verso un approfondimento degli effetti della digitalizzazione forzata nei confronti di docenti, genitori, alunni e studenti.

Ho voluto quindi a questo punto conoscere il punto di vista diretto di chi la scuola la fa e la vive ogni giorno anche durante questo periodo di emergenza covid. Ho già avuto modo di approfondire il punto di vista con la docente Ada Volpe, scuole primarie e con alcune bambine.

Questa volta, ha accolto il mio invito, un docente di scuole superiori o meglio scuole secondarie di secondo grado. Iniziamo quindi l’intervista!

Maria Elisa Scarcia: Buongiorno, la ringrazio per aver accolto il mio invito. In questa piccola rubrica del mio blog, mi piace raccontare storie digitali di ogni giorno, di persone che, per un motivo o per un altro, si sono ritrovate catapultate nel digital. Oggi vorrei conoscere il suo punto di vista, di docente che si è ritrovato all’improvviso con la necessità di gestire le proprie classi a distanza. Innanzitutto, si presenti. Ci racconta chi è, di cosa si occupa e cosa fa per i suoi ragazzi.

Prof. L. Di Domenicantonio: Buongiorno, grazie a lei per questa “chiacchierata”, di questi tempi non è cosa da poco. Mi chiamo Lorenzo Di Domenicantonio, sono un docente di Italiano e Storia nelle scuole secondarie di secondo grado e insegno presso l’I.I.S.S. “G.Salvemini” di Alessano. Dopo un lungo periodo di trasferimenti, da tre anni sono finalmente arrivato in questo istituto come docente di ruolo. La stabilità in una stessa scuola per più anni, dopo tanto girovagare, mi ha permesso di vedere gli alunni crescere davanti a me e iniziare a raccogliere i frutti del nostro lavoro (loro e mio) all’interno di un arco di tempo più lungo. Questo forse è l’aspetto più affascinante della mia attuale condizione di docente.


Maria Elisa: Prima dell’emergenza Coronavirus, qual era il suo approccio con la didattica a distanza e prettamente digitale?

Prof.: Ho seguito alcuni corsi di formazione sulla didattica e l’apprendimento in ambiente digitale. Sono stati interessanti, ho imparato molte cose nuove; tuttavia durante questa emergenza mi sono reso conto di quanto la pratica quotidiana ed efficace nella didattica digitale sia una cosa diversa rispetto alle conoscenze acquisite durante un corso. Prima mi limitavo a utilizzare alcune piattaforme per condividere materiale, per svolgere alcune attività, più per gioco che per prassi professionale. Lavorare esclusivamente in remoto con le TIC è un’altra cosa… Insomma, la solita storia delle conoscenze che faticano a tramutarsi in competenze.


Maria Elisa: Nei primi giorni c’è stata moltissima incertezza, nessuno aveva compreso bene la grandezza dell’emergenza. Come docente, come ha vissuto questa notizia?

Prof.: Sicuramente con una grande confusione in testa. Tutto si apprestava a cambiare radicalmente, da un giorno all’altro, e nessuno era in grado di capire in che modo. Come istituto ci siamo subito messi in moto per attivare la didattica a distanza utilizzando come piattaforma di riferimento il nostro registro elettronico e alcune applicazioni per effettuare videolezioni. Confesso che i primi giorni sono stati un po’ caotici, ma con il passare del tempo abbiamo affinato i nostri strumenti e le nostre strategie, soprattutto grazie all’ottimo lavoro di coordinamento della Dirigenza scolastica. Al momento utilizziamo un’unica piattaforma di condivisione e le cose sembrano andare molto meglio.


Maria Elisa: Fare i compiti è risultato, da un brainstorming che mi è capitato di fare con genitori amici e colleghi, un modo anche per distrarsi e per non pensare al coronavirus. Ma molti genitori si sono sentiti stressati, investiti del ruolo di insegnanti pur non avendone attitudine e/o competenza. Le è capitato di percepire/conoscere queste paure anche da parte dei genitori dei suoi studenti? E come ha affrontato questo impasse?

Prof.: Diciamo che l’attività didattica, in questa situazione, si presenta come una medaglia a due facce. Sicuramente il contatto con i nostri alunni alimenta in noi come in loro sensazioni positive, affetto, vicinanza; tuttavia nei primi tempi effettivamente noi docenti eravamo presi da un’infaticabile produzione di dispense, quiz, moduli, approfondimenti, links multimediali, ecc. Li somministravamo freneticamente ai nostri alunni senza renderci conto dei carichi di lavoro che imponevamo. È però bastato confrontarci serenamente con loro per adattare le attività e non oberare eccessivamente i ragazzi di compiti e videolezioni.


Maria Elisa: La scuola italiana si è dimostrata non pienamente organizzata ed attrezzata per una didattica totalmente a distanza. Se ne parla moltissimo anche in Parlamento con la Ministra Azzolina che sta cercando di eliminare il digital divide che sta emergendo. Nel suo caso, come avete organizzato la didattica? Ha un programma specifico, delle app preferite che usa? Le va di raccontarmi come funzionano le sue lezioni in questi giorni?

Prof.: Mi sento di dover sfatare un mito che oggi prende sempre più piede, ossia che la didattica digitale sia la soluzione a tutti i problemi di una scuola che fa fatica a rinnovarsi e reinventarsi per adattarsi alle esigenze dei giovani. Lo strumento informatico è una risorsa preziosissima, oggi insostituibile per molti aspetti, ma non può prescindere dal modo in cui noi strutturiamo socialmente gli ambienti di apprendimento. Abbiamo impiegato decenni a rendere la scuola un ambiente di apprendimento democratico, costruito secondo i nostri valori costituzionali, e questo sistema etico deve essere adeguato anche nella didattica a distanza, altrimenti cancelliamo con un colpo di spugna anni e anni di conquiste sociali e culturali.
La nostra scuola ha messo a disposizione i devices di sua proprietà (tablet in particolare) e alcuni studenti ne stanno facendo uso. Inoltre abbiamo pianificato un certo numero di video lezioni settimanali per docente, in modo da non comportare un eccessivo consumo di gigabyte per chi non ha connessioni in wifi con abbonamenti prepagati. Insomma, cerchiamo di venire concretamente incontro ai nostri ragazzi più in difficoltà sotto questo punto di vista. Apprezzo molto lo sforzo della Ministra Azzolina per rendere facilmente fruibili le risorse digitali e abbattere così le barriere economiche che impediscono l’accesso di singoli alunni o di intere aree del nostro Paese agli ambienti di apprendimento digitale. È già molto difficile recuperare alunni in difficoltà in condizioni di scuola in presenza, dove ci si guarda negli occhi e si può comunicare con tutto il nostro essere, figuriamoci quanto possa essere difficile “andare a riprendere” ragazzi demotivati e chiusi in loro stessi soltanto attraverso strumenti e dispositivi elettronici… L’espressione “in remoto” in questo caso calza proprio a pennello.


Maria Elisa: Molte famiglie non hanno internet, la banda larga in Italia non ha una copertura così importante e quindi questi deficit sono motivo di frustrazione anche nel seguire delle semplici lezioni. Ognuno ha cercato di organizzarsi come può. Senza ovviamente entrare nel particolare, nel suo caso, questo gap quanto sta incidendo nella prosecuzione del programma scolastico? Qualche ragazzo più sfortunato è destinato di fatto a rimanere indietro?

Prof.: Come ho già spiegato, l’impossibilità di accedere ai contenuti digitali per mancanza di devices e reti appropriate è il primo ostacolo concreto che si interpone nello sviluppo della didattica a distanza. Nel mio caso particolare, mi sto adattando a quelle che sono le linee guida ministeriali, ossia ridurre i contenuti e le conoscenze presenti nei programmi disciplinari tentando di lasciare inalterate le abilità e le competenze sovrastrutturate alle conoscenze essenziali. Questo è un lavoro straordinariamente difficile, una vera e propria sfida quotidiana, poiché da un lato c’è sempre il rischio che qualcuno rimanga indietro o si perda per strada, dall’altro però bisogna mantenere alta la qualità degli apprendimenti, altrimenti si rischia di penalizzare i ragazzi più motivati e intuitivi. Mai più di adesso è arrivato il momento di pensare e mettere in pratica la didattica individualizzata e personalizzata di cui tanto si è parlato negli ultimi anni.


Maria Elisa: Per quanto riguarda invece l’aspetto prettamente psicologico e sociale: i suoi studenti cosa le raccontano di questo momento storico che stanno vivendo? Lei, insieme ai suoi colleghi docenti, ha una cadenza specifica per mantenere sempre l’interazione con gli studenti?

Prof.: I ragazzi vivono una condizione assolutamente sconosciuta a tutti noi. Nessuna generazione, da giovane, almeno negli ultimi decenni, si è trovata costretta a rinunciare alla socialità, all’indipendenza conquistata giorno dopo giorno, alla propria esistenza in relazione con i coetanei. Il colpo è durissimo. Anche la motivazione alle attività didattiche diventa sempre più difficile e così, spesso, le video lezioni diventano momenti di discussione, dialogo, sfogo. I ragazzi hanno bisogno di raccontarsi, finalmente i social network non bastano più, e allora spesso la classe virtuale è quell’ambiente in cui rimane accesa la comunicazione. Noi docenti siamo impegnati tutto il giorno, a volte riceviamo telefonate o messaggi anche in tarda serata o in piena notte. Ci rendiamo conto che il fatto che un ragazzo mandi un messaggio WhatsApp a mezzanotte in cui c’è scritto: ”le sono arrivati i compiti prof? tutto bene? l’ho disturbata?” vuol dire molto di più di quello che sembra, dietro quel messaggio c’è il bisogno di comunicare e noi non possiamo rimanere sordi a questo bisogno. E così, nel nostro piccolo, senza la pretesa di sentirci degli eroi, diamo anche noi il nostro contributo per rendere la vita migliore alle persone, offrendo continuamente un supporto prima di tutto umano ai giovani.


Maria Elisa: Mi indica una app oppure uno strumento digitale che ha scoperto durante questa didattica forzata a distanza, e che sicuramente utilizzerà in futuro nella didattica “normale”?

Prof.: Durante questa didattica forzata a distanza ho avuto modo di approfondire le caratteristiche di G suite, una suite di software Google pensata proprio per la scuola digitale, una “bomba”. Ho poi “rispolverato” vecchie conoscenze come Mindmap e Mindomo (interessanti per le mappe concettuali anche con contenuti multimediali). Ho trovato anche utile LearningApps, uno strumento che offre diverse modalità di somministrazione di contenuti e verifiche, congeniale per tutte le fasce d’età, dalla primaria agli studi superiori.


Maria Elisa: Un’ultima domanda: questa didattica a distanza ha sicuramente fatto emergere dei risvolti positivi: quali strumenti/strategie digitali adotterà, come ordinari, nella sua didattica, quando tutta questa emergenza sarà finita?

Prof.: Mai più senza un ambiente didattico digitale! questo è il mio imperativo categorico. L’emergenza si manifesta in molti modi nel nostro lavoro, non soltanto attraverso il Covid-19. Emergenza è anche un periodo di assenza da parte di un alunno per motivi di salute o ambienti di apprendimento in presenza non congeniali a svolgere un lavoro ottimale. Allora sì che lo strumento informatico diventa l’asso nella manica. Inoltre la scuola, oggi, non può prescindere dalla multimedialità per arrivare al coinvolgimento dei ragazzi. Per il resto, penso che la scuola debba tornare quanto prima a essere il luogo fisico in cui i ragazzi passano il loro tempo, ne va della loro crescita emotiva e relazionale.


Maria Elisa: Grazie Prof, la ringrazio per le risposte ed il tempo prezioso che ha dedicato alla mia rubrica. Vuole mandare un saluto ai suoi studenti e genitori?

Prof.: Certo! ai miei ragazzi dico di non mollare e di utilizzare questo tempo per guardarsi un po’ di più e un po’ meglio. Niente più di un arresto forzato è salutare per meditare un po’ di più sulla propria crescita interiore. Ai genitori chiedo un po’ di pazienza se a volte sbagliamo qualcosa, la didattica a distanza è un mondo nuovo al quale ci approcciamo per la prima volta; se essi ci danno un po’ di tempo, sono sicuro che sapremo usarla sempre meglio e in modo sempre più umano. Grazie a lei per questa chiacchierata, avevo proprio bisogno di parlare un po’ di queste cose per fissare idee e pensieri che mi frullano nella testa.

Rubrica STORIE DIGITALI Speciale “SCUOLA A DISTANZA”

L’impatto del Digitale forzato su studenti, docenti e genitori.

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[sezione in aggiornamento]


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