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L’impatto del Digitale forzato su studenti, docenti e genitori. Intervista a Monica Bormetti di SmartBreak | Scuola a Distanza | Storie Digitali

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Ammetto di essere decisamente fortunata: le mie figlie hanno 5 anni e questi giorni di quarantena non ci vedono impegnati in attività didattiche particolarmente pesanti: le maestre mandano lavoretti e poesie, ma le mie bambine sono troppo impegnate ad accudire i loro bambolotti. Però non ho potuto fare a meno di ascoltare commenti dai genitori di miei amici/parenti/colleghi alle prese, non solo con il lavoro a casa, ma anche con gli impegni scolastici. Anche sui social network, l’argomento didattica a distanza occupa parecchio spazio e si palesa, proprio in questi giorni, anche la proposta di ridurre l’esame di maturità ad un unico step, un’unica videocall.

Ho così chiesto a diverse persone, di tutta Italia, con cui condivido vari gruppi (scolastici, hobby, ecc) di fornirmi un loro feedback, le loro impressioni in merito alla loro esperienza odierna con questa nuova scuola digitale. Le risposte sono state diverse e disparate, ognuno ha la propria dimensione e il proprio punto di vista, ma è stato possibile individuare una serie di comunanze.

Ne ho voluto parlare con Monica Bormetti, psicologa e consulente di Digital Well-being, autrice del libro Egophonia e, soprattutto in questo periodo, attivissima sui social network (linkedin) con guide e suggerimenti per la gestione della digitalizzazione forzata con cui moltissimi italiani stanno facendo i conti. L’idea è nata proprio dopo aver letto la sua guida sul suo blog www.smartbreak.it: “7 SUGGERIMENTI PER IL LAVORO DA REMOTO FORZATO CAUSA CORONAVIRUS – Buone prassi da seguire nel lavoro da casa ai tempi del Coronavirus”, che potete leggere direttamente qui. Abbiamo avuto dapprima una bella chiacchierata e oggi questa intervista: la didattica a distanza può essere, in qualche modo comparata, allo smartworking?

Maria Elisa Scarcia: Buongiorno Monica e grazie mille per aver accettato il mio invito per questa intervista. Innanzitutto, presentati. Raccontaci chi sei, di cosa ti occupi e cosa fai per le aziende.

Monica Bormetti: Buongiorno Maria Elisa e a tutti i lettori. Sono una psicologa e mi occupo di benessere digitale. Nel pratico aiuto persone e aziende a trovare un equilibrio nel loro modo d’uso della tecnologia. Faccio attività di coaching sia a singoli che a gruppi proprio per sostenere gli individui ad avere un rapporto sano con smartphone, tablet, pc, mail, chat ecc. Oltre all’attività di coaching e formazione, ho una serie di progetti divulgativi. In particolare attraverso il mio blog, podcast, libro e conferenze a cui partecipo cerco di diffondere la cultura del benessere digitale.

 

Maria Elisa: l’impatto dei compiti a casa per i bambini/studenti, può essere comparato all’impatto che lo smart working ha avuto sui genitori non abituati a questo genere di organizzazione?

Monica: In un certo senso sì. Per i grandi c’è il lavoro remoto forzato e per i piccoli ci sono i compiti da remoto forzati. Il modo di lavorare e anche di frequentare la scuola si è stravolto in pochissimo tempo e noi umani siamo esseri abitudinari per cui di fronte al cambiamento, soprattutto repentino, fatichiamo. I bambini hanno sicuramente una maggior capacità di adattamento degli adulti, basti pensare al fatto che il loro cervello è più “plastico” cioè crea con più facilità nuove connessioni neurali attraverso l’esperienza. Detto questo però anche i bambini devono trovare un nuovo modo di “andare a scuola” e si trovano catapultati in una quotidianità in cui non ci sono più la ricreazione, il gioco in cortile e l’interazione con i compagni. Tutto questo aggiunge una certa complessità alla gestione delle dinamiche domestiche. Ci sono famiglie in cui non c’è un dispositivo digitale a persona e quindi ci si passa il computer per fare prima i compiti e poi la riunione con il capo.

 

Maria Elisa: qualche genitore mi ha segnalato che si sente obbligato ad improvvisarsi docente, pur non avendo questa specifica attitudine/capacità. Un conto è aiutare a fare i compiti, un altro è invece insegnare. Un’ulteriore fonte di stress che mette a dura prova il nostro cervello?

Monica: Può essere una fonte di stress, in quanto ruolo nuovo a cui il genitore non è abituato. Credo d’altra parte che la riorganizzazione scolastica oggi sia fonte di stress per molti. Nemmeno la scuola come istituzione era pronta o ha avuto il tempo di prepararsi adeguatamente a tutto questo.
Ad ogni modo, data la situazione, cerchiamo di porre l’attenzione sul lato positivo e di vederla come un’occasione di crescita. Kelly McGonigal nel suo libro “Il lato positivo dello stress porta tutta una serie di evidenze scientifiche di come lo stress di per sé non sia un male. Pensiamo alle persone che per questioni lavorative (esempio dei top manager) o di vita (esempio diversi genitori oggi) si trovano a vivere condizioni che mettono a dura prova il proprio benessere psicologico. Ci sono dei casi in cui la persona “subisce” e quindi si sente schiacciata da ciò che sta vivendo. A parità di situazione vissuta poi ci sono altri che invece trovano la situazione stimolante e avvincente, seppur faticosa. Ciò che cambia dalla prima alla seconda persona è il modo in cui essa descrive e percepisce la condizione difficile che sta vivendo. Quindi, per quanto difficile, credo che per un genitore oggi questa possa essere una forte occasione di crescita personale.

 

Maria Elisa: Fare i compiti a casa, pone bambini e studenti a trascorrere molte ore utilizzando devices digitali. Spesso accade che, finendo i compiti, il loro svago sia nuovamente dinanzi ai monitor del pc o dei tablet. Qualche genitore chiede aiuto, tu che suggerisci?

Monica: Ci sono diverse strategie da mettere in campo e ovviamente vanno personalizzate a seconda del proprio contesto.
Alcuni esempi:
– aiutare i bambini ad avere dei limiti di tempo di accesso ai media digitali. Vero che oggi servono per tante cose, ma è bene preservare uno spazio anche per altre attività (giochi manuali per esempio);
– aiutare i bambini ad avere un obiettivo preciso quando usano un dispositivo. Prendo in mano il tablet dalle h 15 alle h 16 per fare i compiti o per sentire gli amici? È bene scegliere una cosa. Scrivere un’agenda cartacea settimanale in cui si esplicita nei vari momenti per cosa vuoi usare un dispositivo e lì inserire anche il momento dell’intrattenimento/sentire gli amici;
passare del tempo online con loro per capire cosa gli piace e stargli vicino. Il media digitale può diventare un mezzo per entrare in relazione con il bambino, e non per isolarlo.

 

Maria Elisa: Questa emergenza sembra non aver dato la giusta attenzione ai più piccoli: bambini e adolescenti che vivono, come noi adulti, uno strappo delle relazioni sociali, dei propri passatempi, della convivialità e socialità. La routine stessa cambia e questo porta chiunque a sentirsi disorientato. Sei d’accordo?

Monica: Assolutamente sì. La routine è stata stravolta anche ai più piccoli, ma è proprio da lì che si può ripartire per stare bene. Aiutare il bambino ad avere una routine precisa fatta di compiti / svago / pause che vengono strutturate all’inizio della giornata.
Alcune delle accortezze da inserire nella nuova routine, per i bambini:
– trovare dei modi per favorire il movimento del bambino in casa (es: ballando davanti ai video youtube) perchè il corpo ha bisogno di movimento, anche per favorire un buon benessere mentale;
– nel momento dei compiti, favorire sedute diverse, sempre per rispettare il bisogno fisico del bambino di non stare fermo; quindi, una volta in cucina, una volta in camera, ecc;
– usare dei tutorial youtube per favorire gli hobby. Per esempio ci sono dei bei tutorial sul disegnare;
– aiutare il bambino a socializzare, anche online con i propri amichetti: gruppi chiusi, controllati, ma evitando l’isolamento sociale, che fa male;
parlare con i propri figli di ciò che sta accadendo e fargli sentire che non devono essere preoccupati.

 

Maria Elisa: Grazie mille Monica per il tuo tempo e per tutti gli utili consigli che ci hai fornito. Ricordo il tuo blog www.smartbreak.it !

Monica: Grazie mille Maria Elisa per avermi coinvolto in questo articolo. Come sai, io mi occupo di adulti e di psicologia del lavoro, ma in un periodo come questo in cui i confini tra vita lavorativa e vita familiare sono sempre più sottili, riflessioni di questo tipo aiutano tutti.

 

Rubrica STORIE DIGITALI Speciale “SCUOLA A DISTANZA”

L’impatto del Digitale forzato su studenti, docenti e genitori.

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[sezione in aggiornamento]


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