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La Generazione Z: i giovani di oggi, i dirigenti di domani

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La Generazione Z comprende tutti i ragazzi e i bambini nati, orientativamente, tra il 1995 e il 2010 (in attesa che venga coniata una definizione anche per la generazione che seguirà, e visto che la zeta è l’ultima lettera, sono molto curiosa di scoprirla). Per comodità, più funzionale che antropologica, possiamo includere nella Generazione Z tutti coloro che sono nati nel terzo millennio. E non c’è dubbio che parliamo di una nuova stirpe di giovani, distanti per conformazione mentale, usi, attitudini, rapporto con le tecnologie, da quelle che la precedono.


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Pregiudizi e le difficoltà di comprensione

Approcciandosi con leggerezza alla Generazione Z, diventa fin troppo semplice cadere in un errore banalissimo: quello di giudicare. E no, non ne parlo in un senso ‘biblico’, ma più che mai concreto, fattuale: le generazioni precedenti, la mia compresa, sono totalmente incapaci di comprendere la nuova, quella che, di fatto, ha il futuro in mano. Mi viene in mente un vecchio adagio, che torna utile fin troppo spesso e in molteplici situazioni della vita comune: quando non si capisce qualcosa, si dice che è sbagliata. Effettivamente, a mio modo di vedere (parlando da professionista del comparto risorse umane, non da sociologa, ma neppure da ‘privato cittadino’), il problema di dialogo tra la Generazione Z e le altre esiste. Esiste, ed è a senso unico, perché è una questione che pare interessare più che altro a chi di quella generazione non ne fa parte, non ai ragazzi che oggi hanno appena 20 anni, i più anziani!


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Risorse immani e un futuro davanti: chi sono i ragazzi della Generazione Z

Proviamo quindi a comprendere questa generazione, la generazione di domani, senza alcun pregiudizio. Oppure proviamo a partire proprio da questi per svelarne l’infondatezza, iniziando dal più aberrante: i giovani di oggi (e già, alla fine sono arrivata a dirlo anche io) sono superficiali. Cosa c’è di vero in questa affermazione? Forse tutto, forse niente. Di certo, manca un pensiero critico. Che significa essere superficiali? E fino a che punto esserlo a 15 o 20 anni rappresenta un peccato mortale? Sarà che forse regna anche, sottopelle, un velo di invidia? I boomers, e su questo non c’è dubbio, sono cresciuti molto più in fretta. I ragazzi della generazione X lo hanno fatto con meno spensieratezza. Molti dei Millennials lo devono ancora fare. Certamente, la crescita si lega all’assunzione di responsabilità, che a sua volta si lega strettamente alla carriera, all’acquisizione di una posizione lavorativa.

Gli under 20 di oggi frequentano ancora la scuola o, al più, iniziano l’università. Si istruiscono, ma lo fanno in un modo e con delle risorse che nessun’altra generazione ha mai conosciuto prima. Conoscono le lingue, parlano inglese meglio di chiunque altro, conoscono a menadito le logiche del web, esperiscono la propria esistenza con l’ansia sociale dell’esposizione mediatica, ne gestiscono i traumi o la trasformano in una risorsa.


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Diversi non significa peggiori

Una cosa è certa: i ragazzi della Generazione Z sono diversi da chiunque altro. Il problema siamo noi, che pretendiamo di dare una direzione al cambiamento, un segno: perché diverso non significa peggiore. Quelli che oggi stanno imparando a essere uomini e donne di domani non possiedono competenze meccaniche o manuali paragonabili a quelle di chi li ha preceduti, anche perché è il mondo che, progressivamente, si allontana dalle logiche della meccanica e abbraccia quelle del digitale. E lì sì che non temono il confronto, lì dimostrano la loro marcia in più: gestiscono una pluralità di operazioni complesse senza stress, imparano a utilizzare nuove piattaforme nello stesso tempo che occorre a un adulto solo per comprenderne l’utilità, sperimentano, apprendono, crescono. Forse siamo costretti a firmare la resa: vanno a una velocità che noi non possiamo sostenere. Sono il futuro, sono un futuro che noi non sapremo reggere.

Concludo l’articolo come ho terminato gli altri in cui ho parlato delle generazioni: ci sarebbe molto, molto altro da dire, ma non è questo il luogo. Per questo, vi invito a scaricare il mio ebook, in uscita a breve! Restate aggiornati tramite il mio blog e sui miei profili socialFacebook / LinkedIn/ Instagram

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Foto: Scuola foto creata da freepik – it.freepik.com


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