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La capacità di semplificare riflette una mente ordinata (e consolida la tua immagine)

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L’ordine si ottiene dal caos. Ammetto, il principio è liberamente tratto da un motto massonico: “Ordo ab chao”, ma a me non interessa certo la componente settaria del concetto, quanto piuttosto il significato che rivela: per creare ordine bisogna partire dal caos.

Creare ordine è un principio proprio delle entità divine, ma una fiamma di quella scintilla celeste accende anche le menti degli esseri finiti come noi. Beh, non tutti. Perché avere la capacità di mettere ordine, di semplificare il complesso, è qualcosa che richiede abilità non comuni e, ancor più, una padronanza dei mezzi e delle conoscenze non accessibile a tutti.

Il nostro diritto a non comprendere

Questo vale in qualunque contesto, in ogni ambito e a tutti i livelli di conversazione. Se però il contesto a cui ci riferiamo è quello lavorativo, aziendale, commerciale, la questione si fa ancora più delicata.

Ad esempio, può capitare – e capita – di interfacciarsi con un professionista di un settore estraneo al nostro, un tecnico chiamato a trasmetterci nozioni di cui noi siamo sprovvisti. E può capitare, in una situazione così descritta, di comprendere poco o nulla di quanto ci viene esposto. Non so voi, per quanto mi riguarda, la mia reazione istintiva è quella di colpevolizzarmi, di imputare il gap di comprensione a mie lacune personali. Non penso mai che il mio referente si stia esprimendo in un modo troppo ostico, ma che sia io quella incapace di stargli dietro. E sapete una cosa: sbaglio a pensarla in questo modo.

Semplificare non è una cosa semplice

Non importa quanto un tema sia elaborato, non conta il livello di difficoltà di un concetto, il professionista è colui che deve trovare i mezzi per rendere semplici tematiche complesse. Se non ne è in grado, c’è un problema che, nella migliore delle ipotesi, è di tipo comunicativo; o peggio, potrebbe essere dovuto al fatto che è lo stesso professionista a non avere chiari determinati pensieri. E nella peggiore delle ipotesi in assoluto, ciò potrebbe essere persino indicativo di scarsa trasparenza.

Ovvio, no? Se sono convinto delle mie capacità e della qualità dei miei servizi/prodotti, io per primo sarò interessato a fare in modo che anche il mio cliente – o potenziale tale – comprenda ciò che gli sto dicendo. E non è sempre facile riuscirci.

Steve Jobs dixit…

Questo è stato uno dei miei mantra: concentrazione e semplicità.

Semplice può essere più difficile del complesso: devi lavorare sodo per rendere il tuo pensiero pulito per renderlo semplice.

Ma alla fine ne vale la pena, perché una volta arrivato lì, puoi spostare le montagne.
Steve Jobs

Questa citazione l’ho ripresa da una newsletter di Riccardo Scandellari, che ha tra l’altro ispirato questo articolo. In queste poche righe, Jobs fotografa un pensiero che mi accompagna da sempre e lo definisce in maniera straordinariamente chiara.

Nei paragrafi precedenti mi sono soffermata sull’aspetto comunicativo della questione, ma non si riduce tutto lì: la capacità di comunicare in maniera semplice è una diretta conseguenza e una concretizzazione di ciò sta nella nostra testa.

Semplificare non significa, banalmente, utilizzare termini di facile comprensione; la questione è, tanto per cambiare, più complessa di così.

Mettere ordine nel caos vuol dire, prima di tutto, schiarire la mente.

Si tratta di un processo allo stesso tempo induttivo e deduttivo: possedere la visione d’insieme e saper disciplinare i dettagli. Perché, spesso, è proprio la visione d’insieme che manca un addetto ai lavori. Qualunque lavoro.

Nel mio caso, ad esempio…

Io mi occupo di Risorse Umane. Il mio non è esattamente un campo con cui i miei clienti hanno dimestichezza. Di solito, i nostri clienti vengono da noi e sanno solo che hanno bisogno di avviare una selezione di lavoro, ma (giustamente!) non hanno alcuna idea di come gestire i diversi step. A questo punto io ho due diverse strade a disposizione:

Lasciarmi prendere dal desiderio di esibire le mie vere o millantate competenze, magari utilizzando termini gergali, facendo promesse altisonanti che riguardano l’utilizzo di questo o quello strumento, elencando una serie di attività che sono in grado di erogare. Risultato: il cliente non ci capirà nulla.
Oppure…
Eliminare il superfluo, definire una linea guida facilmente comprensibile. Mettere ordine nel caos. Nel suo caos. Risultato: il cliente sarà felice.

Sarebbe persino scontato spiegarvi come il secondo approccio sia apprezzato dal referente.

Egli si sente tranquillizzato, rasserenato, a proprio agio.

E sapete perché? Perché a quel punto avrà capito esattamente quello che verrà fatto, come verrà fatto e perché verrà fatto: basi solidissime per una collaborazione proficua e soddisfacente per entrambe le parti.

Less is more!


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