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Che cos’è il blind recruitment: la ‘selezione al buio’ del personale

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Esiste una componente di pregiudizio che influenza i processi di selezione del personale? Quanto influiscono fattori come l’età, il sesso, il colore della pelle, nella scelta dei candidati più idonei a ricoprire un posto di lavoro? Purtroppo, costa caro riconoscerlo, tanto. E non dovrebbe essere così. Per fortuna, però, esiste un altro modo di pensare al recruitment, un approccio che in Italia si sta affacciando solo da pochissimo tempo e soltanto presso le realtà aziendali più innovative: il blind recruitment.

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Che cos’è il blind recruitment

Letteralmente ‘selezione al buio’, il blind recruitment è una tecnica di selezione del personale che consiste nel nascondere al selezionatore alcuni dati relativi ai candidati: età, sesso, educazione, foto. L’obiettivo dichiarato delle imprese che scelgono di adottare tale approccio alla selezione del personale è presto detto: favorire un processo di identificazione dei profili migliori che sia basato esclusivamente su caratteristiche meritocratiche, annullando la componente di pregiudizio sociale che, per quanto possa infastidirci ammettere, altera le opinioni di ognuno di noi, anche al di fuori del contesto lavorativo. Insomma, il blind recruitment è il modello virtuoso ed eticamente sostenibile di pensare alla selezione del personale.

Più importanza alle soft skills!

Le soft skills indicano tutte le competenze di tipo trasversale: capacità di gestire lo stress, problem solving, creatività, equilibrio, ecc. Si tratta di quelle attitudini connesse con la personalità e le abilità relazionali dei profili lavorativi e che dunque non sono correlate alle esperienze pregresse né al percorso di studi affrontato. Il blind recruitment pone le competenze trasversali del candidato al centro del proprio processo selettivo, riconoscendone l’assoluta importanza: la persona viene prima del lavoratore e una persona di valore ha ottime possibilità di rivelarsi un lavoratore di altro e tanto valore.

Blind Recruitment: perché Sì

Il blind recruitment combatte fino ad annullare del tutto quelle che sono definite distorsioni cognitive, convinzioni negative, spesso inconsce, che influenzano il nostro modo di ragionare e di fare valutazioni obiettive. Le aziende che adottano l’approccio del blind recruitment riescono a riconoscere i candidati più idonei poiché sono messe al riparo da tutti quei condizionamenti che esercita la mente: eliminare alcune informazioni personali o la foto del candidato significa permettere al selezionatore di soppesare senza alcuna interferenza i profili proposti e di scegliere quelli effettivamente più meritevoli. Grandi realtà aziendali internazionali, oggi, utilizzano il blind recruiting anche in fase di colloquio, tutelando l’anonimato del candidato e senza dare accesso ad alcuna informazione di contatto che non abbia a che vedere con lo svolgimento delle mansioni richieste. In alcuni casi, l’esaminatore non è a conoscenza neppure del percorso di studi svolto da chi si propone per il posto di lavoro! Con quali risultati? Diversi, pressoché tutti positivi: il candidato riesce a esprimere se stesso al massimo delle proprie potenzialità, il recruiter può adottare una lente di valutazione oggettiva, al riparo da condizionamenti, pregiudizi, preconcetti. L’azienda, nel suo complesso, si arricchisce di personalità differenti, si dota di un organico sfaccettato e articolato: la diversità è sempre una ricchezza, evoluzionisticamente prima ancora che eticamente.

Blind Recruitment: perché No

In realtà, serve uno sforzo di fantasia di non poco conto per individuare i punti deboli di un approccio così ispirato e meritocratico. Il blind recruitment, a dispetto di quanto si possa pensare riflettendo superficialmente, non deprime e non sottovaluta le hard skills, le competenze tecniche, le esperienze pregresse dei candidati, ma fa in modo che esse possano essere espresse e dimostrate dal candidato in modo diretto, in fase di colloquio. Anzi, possiamo dire che attraverso la selezione al buio, le abilità professionali del candidato emergono in modo ancor più lampante, poiché comunicate in una condizione di comfort e totale libertà di espressione di sé.

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Go! Step Up! e il blind recruitment

In Italia, il blind recruitment ad oggi è scarsamente sviluppato e solo alcune aziende, pionieristicamente, hanno iniziato a intraprendere percorsi di selezione al buio.

Go! Step Up! crede profondamente che tale approccio sia una risorsa per tutti: per le imprese, che possono avviare processi di selezione mirati ed eticamente sostenibili; per i job seeker, cui viene offerta la possibilità di esprimere loro stessi liberamente, grazie alla consapevolezza di essere esaminati in modo trasparente; per la collettività nel suo complesso. E Go! Step Up! ha già articolato il proprio sistema di selezione di blind recruitment: chi interessato può fin da subito iscriversi al database tramite la piattaforma e iniziare a proporsi per le posizioni aperte: chi è pronto a intraprendere questo viaggio verso il futuro del job recruitment?

 

Foto by luis_molinero – it.freepik.com


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