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Remote Working: che cos’è e cosa ne pensano i remote workers

Remote Working: che cos’è e cosa ne pensano i remote workers

Il Remote working – ovvero il lavoro da remoto, svolto da casa o comunque non in un ufficio fisso – è una realtà consolidata e in crescita, non rappresenta una mera tendenza stagionale o una moda. A darne conferma, semmai ce ne fosse bisogno, ci pensa uno studio di settore svolto da Buffer in collaborazione con diverse società che operano nel comparto del lavoro a distanza.

Secondo il rapporto The State of Remote Work, infatti, la quasi totalità dei professionisti da remoto auspica per se stessa la possibilità di continuare a lavorare con tali modalità almeno per una parte del proprio tempo fino alla fine della propria carriera.

Cerchiamo allora di comprendere a fondo le dinamiche, i vantaggi e le modalità di gestione di quella che può rappresentare una risorsa preziosissima in ambito Human Resources sia per le aziende e sia per i lavoratori.

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Il Remote Working non è lo Smart Working

Prima di tutto, va sgomberato il campo da ogni equivoco, perché forte è la tendenza comune a identificare il concetto di Remote Working con quello di Smart Working: nel primo caso, infatti, il collaboratore gestisce il proprio lavoro attraverso una postazione fissa che non risiede all’interno dei locali aziendali, ma è comunque tenuto a rispettare determinati orari e a non modificare l’allocamento del proprio posto di lavoro, salvo diversi accordi tra lavoratore e azienda. Con lo Smart Working, invece, il collaboratore opera in relazione a determinati obiettivi prefissati tra le parti, ma può gestire in totale autonomia i propri orari e può svolgere il proprio lavoro ovunque ritenga più opportuno (da casa, in albergo, in una caffetteria, ecc.). Il Remote Working, dunque – ovvero ciò di cui tratteremo qui – fa riferimento alla possibilità di lavorare da casa, pur rispettando le direttive del proprio datore di lavoro in termini di numero di ore e fasce orarie entro cui svolgere il proprio compito.

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Il Rapporto sul Remote Working di Buffer

Buffer è una realtà aziendale che opera in 15 diversi Paesi distribuiti per tutto il mondo e che oggi può contare su una rete di oltre 80 professionisti, connessi tra loro tramite dispositivi di comunicazione informatici. Il loro studio sul lavoro da remoto, relativo all’anno 2019, accende un focus interessantissimo su tale modalità di management dei dipendenti e fa emergere rilevanze certamente degne di nota. Il dato più significativo è quello che riguarda la domanda “Ti piacerebbe lavorare da remoto, almeno per un po’ di tempo, per tutta la tua carriera?”, cui ben il 99% del campione preso in esame ha dato risposta affermativa. Il 95% degli intervistati, poi, consiglierebbe ad altre persone di intraprendere la carriera del collaboratore da remoto.

 

Foto di Pexels da Pixabay

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