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Mino Profico di Le favole di papà Mino e Vera – Storie Digitali

Uno dei principali effetti dell’emergenza coronavirus che ci costringe in quarantena da giorni, è stato il massiccio approccio, forzato o meno, alla tecnologia e, soprattutto, al digitale.

Tra smart working forzato e uso scriteriato di social network come Facebook, Instagram e persino TikTok, tra le tante iniziative che mi hanno colpito, c’è sicuramente quella di Mino Profico di Brindisi. Per svelarvi chi è e cosa si è inventato, gli ho chiesto di poterlo intervistare.

Lui ha accettato con piacere; così, ecco la nostra chiacchierata di stamattina.

M.Elisa Scarcia: Buongiorno Mino, che piacere risentirti! È da molto tempo che non ci vediamo, il battesimo di Andrea (nipote per me, cugino di secondo grado per lui. n.d.r.) dovrebbe essere stata l’ultima occasione… ben 5 anni fa… e ti ritrovo oggi in diretta live ogni sera su Facebook, per una iniziativa bellissima e che sta facendo parlare di te e di tua figlia Vera su tutte le testate del Salento e non solo.

Mino Profico: Ciao Lisa, piacere mio. Sì, è vero, non ci vediamo da allora e il piacere di risentirsi è anche mio! Sono felice che anche tu abbia apprezzato questa novità, io e Vera ci stiamo divertendo molto!

M.E.S.: Ti ringrazio per il tempo che vorrai dedicarmi. La tua iniziativa mi ha molto colpito perché, proprio in questo periodo, sono molto attratta dai cambi di abitudine che stanno avvenendo a causa della quarantena. Variazioni che si riverbereranno anche dal punto di vista professionale. Nel tuo caso, vorrei approfondire esattamente questo step verso il digitale, le dirette live su Facebook che fai ogni sera alle h. 21 insieme a tua figlia Vera raccontando fiabe e favole, dilettando piccini, ma soprattutto i grandi. Innanzitutto, Mino cosa fai nella vita?

M.P.: Grazie a te per questa intervista. Sono attore e conduttore teatrale originario della provincia di Lecce, lavoro a Brindisi come docente di arte scenica. Papà di due bambine, Vera e Lara.

M.E.S.: Perché hai deciso di usare il digitale? Com’è nata questa idea? Ma soprattutto, come mai proprio adesso?

M.P.: Le cose che si negano o che si rinnegano spesso entrano prepotentemente a far parte della nostra vita. Così è accaduto per me. L’interruzione della attività con le mie classi di teatro e l’esigenza di esorcizzare paure e incertezze sono convogliate insieme verso l’idea di esibirmi insieme alla mia piccola davanti ad un pubblico diverso da quello fisico che normalmente nei teatri incontro: quello del web.
L’idea, in realtà, è nata molto tempo fa. Mai realizzata perché ho sempre avuto poca fiducia nei mezzi social. Il fatto di stare sempre a casa ha innescato la voglia di provarci e di sfidare questo mezzo a me sconosciuto. Affascinante, anche se continua ad essere per me un’incognita difficile, capace, non lo nascondo, di crearmi una certa ansia… forse mi spaventa un po’ la velocità con cui cambia.

M.E.S.: Sì, la velocità nel digitale e nella comunicazione social è praticamente un mindset, porta ognuno di noi a rivedere tutto, a diventare dei “pirati” che possono/devono sperimentare di continuo senza paura di commettere errori perché gli errori fanno parte del gioco. Da quello che mi dici, comprendo che eri praticamente digiuno di pane e web… quindi, prima di questa iniziativa, quale era il tuo approccio col digitale?

M.P.: Ho sempre avuto un account Facebook, ma dopo averlo cavalcato nei primi anni, quando ho superato la soglia dei 35, l’ho tenuto parcheggiato senza voglia di interagire. Anzi, maturando nei suoi confronti una certa diffidenza.

M.E.S.: In effetti è così: nascono ogni giorni tantissime app, tantissimi social che spostano masse importanti di utenti, l’intrattenimento e la socialità cambiano velocemente anche in questo. Posso chiederti come mai hai deciso di coinvolgere la piccola Vera?

M.P.: Vera, mia figlia! Non avrei mai potuto farlo senza di lei! Ogni sera le leggo un racconto diverso, lei è stata la mia “cavia”; ho sperimentato con lei la lettura di fiabe. Inoltre, ho intuito che potevo fidarmi della sua capacità di interazione: Vera infatti mi fa da“spalla” e lo sa fare molto bene, ha i tempi giusti, la dolcezza necessaria.

M.E.S.: Dunque un piccolo talento in fiore, buon sangue non mente, mi sarei meravigliata del contrario con mamma e papà artisti!
“Le Favole di Papà Mino e Vera” è già diventata una fanpage di Facebook . Questo ti permetterà di essere raggiungibile a chiunque e di gestire meglio eventi e appuntamenti. Hai superato questa diffidenza verso il mondo digitale e social: possiamo quindi aspettarci una prosecuzione dei tuoi appuntamenti serali?

M.P.: Ho già promesso, sbilanciandomi un po’, che continuerò anche dopo che sarà passato questo periodo… ho preso il mio impegno! Sono abituato ad essere di parola, certo riservandomi una gestione oculata dei tempi familiari, che sono proibitivi.

M.E.S.: Ultima domanda Mino, hai ricevuto moltissimi messaggi di stima in questi giorni. Qual è il messaggio che più ti ha emozionato? Oppure se c’è qualche persona in particolare che sei riuscito a raggiungere, a stargli vicino con i tuoi racconti, pur stando ognuno a casa sua.

M.P.: I bambini! Tutti! che non aspettano altro. Una schiera di amici, oggi genitori, della mia età di cui avevo perso i contatti. Alcuni riascoltano in differita quando fanno colazione. Altri si addormentano con la mia voce. Queste ultime due sono categorie di adulti. Ho capito che le favole servono a noi, oltre che ai piccoli, che abbiamo smarrito la capacità di sognare a occhi aperti. La capacità di immaginare.

M.E.S.: E’ vero quello che dici, lo condivido al 100%. Anche io mi sono resa conto, stando più tempo con le mie figlie, che la routine di tutti i giorni, ci fa dimenticare chi siamo. In realtà non dovremmo mai smettere di immaginare, fantasticare, di goderci noi stessi. Pensa che questo aspetto è emerso in maniera importante nel primo sondaggio che ho fatto, la prima domenica di quarantena, per monitorare se e come le nostre abitudini stanno cambiando ai tempi del coronavirus e del #iorestoacasa. Le idee più belle nascono proprio così, quando meno ce lo aspettiamo. Il digitale ha tanto da offrirci e questa emergenza sta mettendo tutti di fronte alla people transformation che era in atto già da parecchio tempo. Ti ringrazio Mino per questa intervista e per il tempo che hai voluto dedicare a me e ai miei lettori. Ci vediamo stasera h. 21 sulla tua fanpage… con quale racconto andremo a dormire oggi, qualche spoiler?

M.P.: no assolutamente… scopriamolo insieme stasera! Grazie a te per l’intervista, vi aspetto! A più tardi!

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