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Cosa NON fare a un colloquio di lavoro: la maleducazione dei candidati

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Qual è l’approccio di un selezionatore del personale in sede di colloquio? Come effettua le proprie scelte? Credete sia tutta una questione legata alle skills tecniche di ogni candidato e alla completezza del relativo curriculum? Certamente, le competenze specifiche che ogni aspirante ha maturato nel corso della propria carriera svolgono un ruolo significativo nell’orientare le decisioni dell’addetto alle risorse umane, così come la loro corretta comunicazione tramite un CV ben organizzato e fruibile assume un peso di primo piano.

Le valutazioni del selezionatore, però, considerano una serie molto più ampia di fattori e includono considerazioni che hanno a che fare con l’aspetto personale dei singoli candidati, il loro carattere, il modo di porsi. Tra queste, l’educazione è certamente un valore che, spesso, viene trascurato o a cui viene riconosciuta scarsa importanza rispetto a quella che meriterebbe: sapersi porsi in modo cordiale, presentarsi in maniera rispettosa, avere rispetto per la professionalità altrui sono tutti elementi che possono fare la differenza tra l’essere selezionati per un posto di lavoro o essere scartati in favore di qualcun altro.

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Ci sono colloqui e colloqui

Siamo del tutto sinceri: per alcune tipologie di selezioni, in cui viene richiesto un significativo know how tecnico, spesso la sfera delle soft skills – tra cui annoveriamo anche la cortesia e l’educazione – può passare in secondo piano. Se le specifiche professionali sono particolarmente stringenti, può essere molto complicato avviare un processo di selezione che permetta anche il lusso di scegliere in relazione a sensazioni simpatetiche. Gran parte delle volte, però, non è così: molto spesso, si tratta di affrontare selezioni professionali in cui oggetto della ricerca non è tanto un determinato tipo di profilo tecnico, quanto piuttosto una risorsa che sia in grado di allinearsi al contesto ambientale dell’azienda, di armonizzare la sua presenza all’interno di un gruppo di lavoro: in questi, casi l’approccio del candidato è determinante, persino più delle sue esperienze professionali.

Il primo approccio: la mail

Non di rado, un atteggiamento sbagliato da parte del candidato si rivela già dai primi contatti, gestiti di norma tramite mail. Bisogna tenere presente che l’addetto alla selezione non è tenuto a fornire feedback e che non ci sono tempistiche standard a cui egli debba adeguarsi. Può capitare di non ricevere alcuna risposta o di riceverla a distanza di diversi giorni, settimane persino. E se è lecito contattare l’azienda per richiedere delucidazioni sulla propria candidatura, va sempre considerato che la richiesta di informazioni deve essere posta in modo garbato e senza dare per scontato che sia un vostro diritto. Il fascino senza tempo delle formule “Per favore”, “grazie” e “Buona giornata” non passa mai di moda!

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Il colloquio e la fase successiva

Ancor più importante è mostrarsi educati e rispettosi in fase di colloquio. Mai palesare frustrazione in caso di domande difficili o poco comprensibili, mai dimostrare insofferenza davanti a un esaminatore che vi mette sotto pressione. Mai e poi mai alterarsi, essere ostili o addirittura aggressivi: ricordare sempre che, anche se un colloquio sta andando male e sentite di non avere possibilità di passare la selezione, non sapete cosa possa succedere in futuro: nei mesi o negli anni successivi vi potreste ritrovare ad avere di nuovo a che fare con quella azienda o con quel selezionatore. Meglio essere lungimiranti!

 

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