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Casi di maleducazione ai colloqui: la scontrosa e il furbetto

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Casi di maleducazione ai colloqui: la scontrosa e il furbetto

Nell’articolo precedente ho provato a spiegarvi come e in che modo l’educazione può rivelarsi un fattore determinante nell’indirizzare le scelte di un esaminatore e come, di contro, la maleducazione rappresenti un elemento che può costare molto caro al candidato che dimostri scortesia e ostilità. Ora voglio andare nel concreto, raccontando due episodi che ho vissuto in modo diretto. Questi sono i casi di due giovani, un ragazzo e una ragazza, che si sono giocati male (molto male) le proprie carte.

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La ragazza nervosetta

Caso n°1: selezione per una posizione in ambito segreteria.

Una ragazza compila il questionario che sono solita somministrare a tutti i partecipanti alla selezione. Lo scopo è di delineare un profilo dei candidati che prenda in considerazione attitudini, soft skils, carattere. La ragazza compila il questionario, ma il suo profilo non risulta in linea con le esigenze dell’azienda: viene scartata e avvisata tramite mail.

Pochi giorni dopo, la stessa giovane si candida per una nuova posizione e le viene nuovamente richiesto di compilare il questionario. Trattandosi di una nuova selezione, occorre che l’iter venga ripetuto secondo le medesime modalità, ma lei si dimostra poco incline a ripercorrere la trafila già affrontata pochi giorni prima. Scrive una mail in cui rivela già un atteggiamento di risentimento, accusa quindi il selezionatore di scarsa considerazione, accusa persino di poca professionalità l’operatore HR e l’intera azienda. Il tutto, nonostante abbia sempre ricevuto feedback sulla sua situazione, fatto già di per sé affatto scontato. Alla fine, i toni si accendono, il confronto si conclude con uno scambio al veleno nel quale la ragazza si pone con un atteggiamento a metà tra il sarcasmo e il risentimento sincero, è quasi aggressiva, non nasconde la sua furia. La giovane non verrà più presa in considerazione per eventuali nuove posizioni aperte.

Foto di Светлана Бердник da Pixabay

 

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Il giovane imbroglione

Caso n°2 Decisamente peggio è andata in una seconda selezione. Il candidato inoltra il proprio questionario: è scritto davvero bene. Fin troppo bene. Ciò mi insospettisce: copio e incollo le sue risposte su Google e scopro in pochi secondi che il giovane (molto giovane) non ha fatto altro che elaborare le proprie risposte plagiando alcuni tra i più noti siti web di recruiting. Non si è neppure degnato di cambiare le virgole. Avvio il colloquio Skype, glielo faccio presente, ma il ragazzo dimostra una sfacciataggine non comune persino per un giovane della sua età: nega di aver rubato le risposte, accusa me di non sapere ciò che dico. Cerco di farlo ragionare, gli spiego che può approfittare di questa spiacevole situazione per crescere professionalmente e, ancor più, umanamente. Niente, il giovanotto rimane sulle sue posizioni, nega, nega e nega. Si altera, quasi sbraita. Non mi resta che alzare il tono di voce, rimproverarlo come farebbe una sua parente stretta, in modo fermo, ma, in un certo modo, premuroso. Nulla lo scalfisce, non vuole saperne di riconoscere le sue ‘colpe’. A questo punto non mi resta che demordere, depennare per sempre il suo nome dai miei contatti, passare al prossimo colloquio che, si spera, possa darmi maggiori soddisfazioni.

 

Foto di jacqueline macou da Pixabay


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